Dal sito della Costituente


Lettera ai socialisti dopo Chianciano. Mauro Del Bue

Cari compagni,

inutile negarlo. Siamo finiti sotto il diluvio del 13-14 aprile. Poteva andare diversamente? Io penso di sì, ma avremmo dovuto impostare in modo diverso la nostra Costituente. Al congresso del partito che mi ha eletto segretario (l’ex Nuovo Psi), nel luglio del 2007, proposi una Costituente liberalsocialista e non semplicemente socialista. Pensavo che sarebbe stato utile non disperdere il patrimonio della Rosa nel pugno, inteso come punto di incontro di socialisti, radicali laici e liberali, alla quale, nella Primavera del 2006, avevamo scelto di non aderire semplicemente perché collocata nell’Unione, ma che avevamo ugualmente salutato come esito naturale ed opportuno di tradizioni legate da tante battaglie comuni. Tanto che nel 2006 proponemmo che fosse Emma Bonino a guidare un polo laico che si contrapponesse sia a Berlusconi sia a Prodi. Dopo la fine dell’Unione, proposi ai compagni della Costituente di costruire un’alleanza coi compagni radicali, per sottoporre a Veltroni un nuovo soggetto apparentato. Mi è stato risposto negativamente e dopo il mancato apparentamento avanzai l’idea, e non fui io solo a farlo, che fosse Emma Bonino a guidare una lista comune di socialisti e radicali. La proposta è stata bocciata e qualcuno ha aggiunto testualmente che era un errore “boninizzare” la nostra lista. Oggi ci ritroviamo sommersi dal diluvio con un risultato elettorale che è il più umiliante della storia, anche recente, dei socialisti. Mai, nessuna frazione del vecchio Psi ha ottenuto meno dell’1% in nessuna competizione elettorale dal 1994 ad oggi. E questo dovrebbe spingere tutti a cercare le motivazioni di questo infausto risultato e dovrebbe indurre tutti a tentare di individuare una prospettiva. Perché ci sia un approdo, dopo il diluvio, perché rinasca una speranza di futuro. Ci si dovrebbe preoccupare, più che del nome del nuovo segretario, di cercare una via di uscita dal fondo del mare in cui siamo stati cacciati. Non abbiamo bisogno di bombole ad ossigeno che hanno tutte un tempo limitato. Dobbiamo riemergere e tentare un approdo. Per questo ho accettato la proposta di Marco Pannella di iniziare insieme una riflessione e poi di definire un percorso per dare vita ad una tendenza liberalsocialista in Italia. Questa tendenza oggi vive in tante direzioni: ci sono i radicali, i socialisti del Ps, i socialisti presenti anche nell’Arcobaleno, laici, liberali e socialisti sia nel Pd, sia nel Popolo delle libertà, ove abbondano in Parlamento esponenti che provengono dal vecchio Psi. Non dobbiamo averne paura. Dobbiamo sfidarli, vigilando sulla loro coerenza. Dobbiamo lanciare la sfida laica, liberale, riformista, cui dovranno rispondere coi loro atteggiamenti politico-parlamentari quotidiani. La sfida sulle liberalizzazioni e sui diritti civili, la sfida sulle grandi questioni dell’ambiente, oggi senza interpreti parlamentari tradizionali, quella sulla giustizia giusta e anche sulla moralità della politica, che non si misura solo col suo costo, ma anche sulla coerenza degli atteggiamenti (quello di Di Pietro che prima sottoscrive accordi col Pd e poi li disattende in modo così clamoroso è davvero eclatante). Penso che i socialisti che non intendono nè consegnarsi al Pd né arrendersi all’ineluttabilità del loro declino e della loro estinzione, e non pensano che una tattica di sopravvivenza all’interno di un contenitore senza voti possa essere la ricetta, debbano sentirsi coinvolti in questo inizio d’una marcia che non credo abbia solide alternative. Lo abbiamo detto in conclusione del Convegno di Chianciano, parafrasando un famoso slogan del Maggio francese: “Ce n’est qu’un debout, continuons le combat” . I socialisti hanno ancora voglia di combattere. Sono stanchi di essere umiliati. E hanno voglia di speranza e di futuro. Da Chianciano, dalla possibilità di mettere insieme socialisti, radicali, laici e liberali, dalle disponibilità emerse in più direzioni, dal gruppo parlamentare di radicali che c’è e che può fungere da aggancio istituzionale assai utile (i radicali non hanno aderito né al Pd né genericamente al gruppo parlamentare del Pd, ma hanno composto una loro delegazione autonoma nel gruppo democratico, come del resto era negli accordi) è stato deposto un primo tassello. Credo valga davvero la pena di continuare. Lo so che quanti hanno vissuto, prima con passione poi con delusione la vita della Rosa nel pugno, questa prospettiva possa anche non essere salutata con entusiasmo. Ma mi chiedo, caro compagni, c’è qualcuno che ha qualcosa di meglio da proporre, oggi?

Fraterni saluti Mauro Del Bue

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NON SIAMO FIGLI DI UN DIO MINORE


Diciamo subito che il Nuovo PSI non è figlio di un Dio minore ma, come ogni altro alleato del fronte moderato riformista, rivendica pari dignità. Tutti, infatti, grandi o piccoli che siano, hanno diritto, ad essere coinvolti nella formazione del nuovo esecutivo. Con presenze consistenti o con presenze che possano apparire soltanto simboliche, ognuno deve sentirsi pienamente coinvolto e parte integrante del progetto “rialzati Italia”.

Sbaglia chi pensa che si tratti di un giro di parole per avanzare rivendicazioni tese a soddisfare le aspirazioni, che pur sarebbero legittime, di singoli dirigenti. Tutt’al più la rivendicazione punta a soddisfare le aspettative degli elettori dei singoli partiti che hanno scelto di votare PdL anche per la presenza in quelle liste dei propri dirigenti. Per quanto ci riguarda due di essi, Stefano Caldoro (Segretario Nazionale) e l’uscente Lucio Barani, sono stati eletti, affermando così una presenza socialista organizzata che, da altre parti, i riferiamo ai Costituenti, è stata giudicata fastidiosa ed è stata liquidata malgrado anni di servitù più o meno cosciente.

Non è azzardato dire che la presenza del Nuovo PSI nel panorama politico nazionale diventa, giocoforza, per gli elettori socialisti, ormai allo sbando, un punto importante di riferimento che già le concomitanti elezioni amministrative hanno abbondantemente conclamato. Dove, infatti, abbiamo presentato liste col nostro Garofano i risultati sono stati abbastanza lusinghieri. Da Catanzaro in Calabria, a Bitonto nelle Puglie, ai Comuni della Campania le percentuali si aggirano attorno al 5%, e ciò anche in presenza, come a Catanzaro, di altre due liste socialiste che realizzano un 4 ed un 2,7% ciascuna.

Il Nuovo PSI ha quindi pieno titolo a chiedere una presenza nell’esecutivo, e pieno titolo ha il Nuovo PSI Calabrese a rivendicarlo per la propria regione. Sarebbe assurdo infatti non cogliere l’importanza di un riconoscimento che va aldilà dell’immediato per guardare con sufficiente tranquillità ai nuovi appuntamenti non ultimi quelli elettorali regionali nelle Regioni del Sud. Così come per la Sicilia , dove Lombardo ha stravinto, bisogna ‘omogeneizzare’ gli esecutivi regionali per evitare le quasi certe conflittualità contro le grandi opere pubbliche, a partire dal Ponte sullo Stretto.

Tra l’altro non sarebbe capito un ‘trattamento’ diverso tra le forze minori, alcune delle quali, come l’ MPA, già abbondantemente ricompensate con gli eletti, ed altre che bussano insistentemente alla porta del PdL . Siamo,però, certi e più che convinti che la ‘quadra’ (come l’ha chiamata Bossi ) anche per il Nuovo PSI sarà trovata dal Presidente Silvio Berlusconi che ha la capacità di non guardare solo all’oggi, ma quella di guardare sempre a domani e dopodomani, perché è così che si vincono non le battaglie, ma le guerre.

I Segretari Provinciali, nonché membri della Direzione Nazionale
Giovanni ALVARO – Reggio Calabria
Gianfranco BONOFIGLIO – Cosenza
Mimmo FULCINITI – Catanzaro
Carlo PANTANO – Vibo Valentia

Calabria 03.05.2008

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COMUNALI:ROMA;CALDORO (PDL),STRAORDINARIA E STORICA VITTORIA


(ANSA) - ROMA, 28 APR - ‘La straordinaria e storica vittoria di Gianni Alemanno a Roma esprime la voglia di rinnovamento e cambiamento di Roma cosi’ come dell’ intero Paese’. Lo sottolinea Stefano Caldoro, segretario nazionale del nuovo psi e parlamentare del Pdl.
‘Roma ha premiato la coalizione moderata e riformista - aggiunge- ed ha bocciato, senza appello, la sinistra conservatrice di Veltroni e di Rutelli’ ‘A Gianni Alemanno gli auguri miei e dei socialisti del nuovo psi per il lavoro che dovra’ svolgere per il rilancio della Capitale’.(ANSA).

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LA FONDAZIONE SERVE ALLA VERITA’ STORICA


I commenti alla proposta di Stefano Caldoro, che si possono leggere nel blog del Partito Socialista Nuovo Psi, dimostrano che si è capito poco degli obiettivi che Stefano si prefigge di raggiungere con l’idea della Fondazione. Ed allora mi permetto di fare chiarezza.

La proposta di Stefano Caldoro per la Costituzione di una Fondazione dei Socialisti è quanto di più semplice e necessario si potesse pensare per non disperdere la storia e il ruolo che il Partito Socialista ha avuto nel nostro Paese dalla nascita fino a Bettino Craxi che ha rappresentato, aldilà delle ignobili e vergognose mascalzonate subite con l’esilio e la gogna mediatica, il clou della elaborazione teorica e dell’applicazione pratica del riformismo più puro.

Non so, però, se l’iniziativa avrà il successo che merita anche perché ancora fresche sono le polemiche che ‘dall’interno’ hanno minato e accelerato la crisi del Partito. La fuga (SDI), la diaspora (I Socialisti), la ricerca di nicchie di sopravvivenza (PD) da una parte; e la necessità di continuare un percorso nell’alveo della tradizione riformista, con nuovi (Forza Italia) o antichi strumenti (Nuovo PSI) dall’altra, hanno minato profondamente anche gli aspetti di stima, rispetto e solidarietà, che pur esistevano tra soggetti socialisti che la pensavano diversamente.

Illudersi che oggi dirigenti come Caldoro, De Michelis, Zavettieri, Stefania Craxi, Tremonti, Cicchetto, Moroni, Sacconi, Boniver, Del Turco, Benvenuto, Boselli, Martelli, Mancini, ecc., possano dar vita ad un soggetto di studio, di ricerca e di salvaguardia del marchio e della tradizione socialista italiana sembra impossibile, ma vale la pena tentarne la realizzazione, anche perché la Fondazione non può e non sarà un soggetto politico, non deve e non può fare politica, ma deve solo difendere le verità storiche e blindare insegne e marchio. E deve, anche, saper dire all’opinione pubblica, fortemente frastornata dai media nazionali che parlano di scomparsa dei socialisti, che anche nell’attuale Parlamento vi sono ben 70 parlamentari con radici socialiste, due dei quali (Caldoro e Barani) espressione del Garofano del Nuovo PSI, eletti nel PDL.

Tra l’altro, in tempi di bipartitismo (realizzato con partiti unici o contenitori elettorali), sarebbe l’unica strada per difendere la gloriosa storia dei socialisti. Non è, quindi, velleitaria la proposta di Stefano Caldoro, che non è, lo ripeto, una proposta di autoscioglimento per costruire assurde terze vie. Essa, per i tempi che corrono e le collocazioni ormai sedimentate dei gruppi dirigenti, non punta alla ricomposizione dei socialisti ormai semplicemente impensabile, né punta alla costruzione del partito unico degli stessi, ma solo a difendere e tramandare alle nuove generazioni, il ruolo avuto e i contributi che i socialisti hanno dato al nostro Paese.

La Fondazione non nasce, se nascerà, in alternativa al Partito che per noi continuerà a rimanere il Nuovo PSI.

Adolfo COLLICE

Cosenza 27.4.2008

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SOCIALISTI: CALDORO, RIUNIAMOCI TUTTI IN UNA FONDAZIONE =


(AGI) - Roma, 24 apr. - “Dobbiamo prendere atto che ormai c’e’ il bipartitismo e non e’ possibile far rinascere nuovi partiti.
Non si puo’ piu’ riesumare il partito socialista”. Stefano Caldoro, eletto alla Camera nelle fila del Pdl, lancia “una proposta a tutti coloro che sono stati socialisti”. “Dobbiamo - dice - fare una fondazione. Riuniamoci tutti insieme, esponenti di entrambi gli schieramenti, senza vincoli di coalizione”. In questo modo - spiega il leader del nuovo psi - “si potrebbe recuperare il marchio e finalmente salvaguardare i valori che il partito socialista ha incarnato da una vita”. Caldoro non si rivolge soltanto “a Cicchitto, Sacconi, Tremonti, moroni, Craxi”, ma anche “a Benvenuto, Del Turco” e ai tanti parlamentari eletti nelle fila del Pd e che in passato hanno militato nel partito socialista. “Solo con una fondazione - conclude Caldoro - potremo tornare a lavorare insieme, al di la’ delle coalizioni e della propria attuale appartenenza politica”. (AGI) Red 241811 APR 08

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TO’, ERA VERO, VELTRONI E IL PD SONO PER IL PONTE


Quando avevamo colto in un comizio di Walter Veltroni, a Reggio Calabria, una inversione di 360 gradi sul Ponte di Messina, e lo avevamo scritto, siamo stati fortemente criticati come se ci fossimo inventato tutto o come se fossimo dei provocatori senza alcuna remora. Oggi abbiamo la conferma che ciò che avevamo affermato è praticamente vero: Veltroni non è scivolato sul problema, e noi non abbiamo mistificato alcunché.

La conferma ci viene, nientepopodimeno, che dall’ex Prefetto antimafia, Luigi De Sena, che il PD, in mancanza di altre mogli, sorelle, figlie, cognate di caduti in missione o per mano mafiosa, da inserire nelle proprie liste, ha deciso di promuovere ad un seggio senatoriale. Egli ha dichiarato che: “indipendentemente dalla mia idea, penso che la posizione favorevole possa essere condivisa da tutto ilo PD. NON MI RISULTA CHE VELTRONI SI SIA ESPRESSO CONTRO IL PONTE SULLO STRETTO. Come Parlamentare della Calabria dico che per risolvere il problema infrastrutturale della regione bisogna fare il Ponte sullo Stretto di Messina”.

E’ una dichiarazione netta e precisa che non può essere frutto dell’iniziativa improvvida del neo senatore che ha dimostrato, in queste settimane, d’essere distante anni luce da atteggiamenti alla Calearo che, al contrario, avevano creato non pochi imbarazzi nel gruppo dirigente dei cattocomunisti. Non tutti, comunque, sono stati avvisati del cambio di rotta, per cui si è subito dichiarata contrariata la signora Rita Borsellino che ha dichiarato di “non capire questa presa di posizione. Il governo Prodi aveva accantonato questo progetto”.
E anche il popolo di sinistra si troverà spiazzato, e passerà del tempo prima di riuscire a individuare per dove soffia il vento. Sarà una metabolizzazione lenta, ma alla fine ci si accoderà come sempre è avvenuto al ‘contr’ordine, compagni’. Tra l’altro la dichiarazione di De Sena taglia l’erba della polemica di chi avversava il Ponte perché appetibile per le cosche mafiose. Lo stesso super ex prefetto antimafia ha chiosato che c’è una catena normativa di controllo che sviluppata e snellita può bloccare il rischio.

Quando il Nuovo PSI proclamava la propria scelta per il Ponte, occasione unica, per sviluppare tutte le infrastrutture dell’Area dello Stretto, con un Ponte, perno centrale del definitivo rilancio dell’attività turistica di grande respiro, veniva accusato di velleitarismo e incapacità a capire le ragioni dei no tra le quali spiccava (non si rida, per piacere) quella verde del Pecoraro che si preoccupava del disturbo che veniva causato alla millenaria rotta dei delfini con l’ombra proiettata sulle acque del mare. E poi vogliono sapere perché hanno perso.

E’ chiaro che l’inversione di rotta nasce anche dai sondaggi sull’atteggiamento positivo dell’opinione pubblica nei confronti della grandiosa opera, e sulla certezza che essendo una delle opere che il Popolo delle Libertà rilancerà da subito, si tenta di non ‘regalare’ il merito solo al fronte guidato da Silvio Berlusconi. Ma se così è, dove vanno a finire tutte le panzane verdi, e quelle sui terremoti, sulla mafia, l’incapacità ingegneristica a realizzarlo e le difficoltà per il finanziamento? Ancora una volta si ha la riprova che spesso le posizioni della sinistra, su questo o quell’obiettivo, non sono frutto di valutazioni di merito, ma sono dettate da atteggiamenti precostituiti per la collocazione del proprio schieramento.

Ma lasciamo perdere, e, in nome di Bettino Craxi che il Ponte lo ha voluto, andiamo avanti segnando con esso anche quell’unità ideale del Paese che la propaganda ‘sinistra’ indica in pericolo per la presenza della Lega.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 23.4.2008

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TENTARE DI TRASFORMARE LE ROSE IN GAROFANI


Che dopo la debacle elettorale dei Costituenti (?) socialisti, si avviasse un serrato dibattito era tra le cose non solo possibili ma necessarie. Ma va evitato che, per l’ennesima volta, ci si attorcigli su se stessi con analisi tese solo all’autogiustificazione o a dar la colpa al destino cinico e baro determinato dal solo Walter Veltroni. Questo tipo di dibattito servirebbe solo all’autocommiserazione, ma non certamente a riannodare i legami dei riformisti genuinamente craxiani. Altra cosa è invece riconoscere gli errori commessi, rileggere la realtà che sta di fronte e conseguentemente decidere sul famoso che fare? Ho, quindi, apprezzato il contributo di Sergio Verrecchia, non nuovo comunque a coraggiose affermazioni anche se poi, non seguite dai fatti con le necessarie scelte politiche. Ma anche Del Bue ha teso a mettere i piedi nel piatto.

Tre mi sembrano, comunque, le affermazioni da riprendere. Due da condividere, e una un po’ meno. La prima (meglio tardi che mai) è riferita al superamento della divisione nominalistica tra destra e sinistra dietro cui si nasconde, da sempre, l’azione staliniana per criminalizzare chi osa liberarsi dalla egemonia gramsciana dei comunisti. Verrecchia introduce, e la cosa ci fa molto piacere, i concetti di progressisti e conservatori riferiti ai nuovi bisogni della società ed alle resistenze ‘conservatrici’ per affrontarle. Al popolo della sinistra può sembrare incredibile, ma i conservatori non stanno dalla parte di Silvio Berlusconi, ma dalla parte dei poteri forti (editoria, finanza, grande padronato, ecc.) che gestiscono, da dietro le quinte (ma non troppo), la sinistra camuffata e riciclata.

La seconda, espressa da De Bue, è riferita alla ‘battaglia elettorale’ del PS centrata di più sull’identità socialista, di cui gli italiani hanno fatto a meno, e di meno anzi per nulla sul vero conflitto che si giocava nel Paese tra il Governo Prodi, quello della sinistra, meglio conosciuto come il governo delle tasse e dell’‘armata Brancaleone’, e la stragrande maggioranza dei cittadini. I socialisti del PS guidati da Boselli sembravano di un altro pianeta.

Del Bue e Verrecchia affrontano, poi, il tema partito. Il primo per denunciare l’operazione Costituente basata sul Partito padrone (lo SDI) con ‘altri ospiti (quelli illustri, quelli graditi, quelli sopportati)’, mentre il secondo per denunciare, finalmente, le anomalie di un partito centralizzato che regge, vive, o ha vissuto, per il sostegno di una piccola corte che, a volte, come ai tempi di Gianni De Michelis a Largo Argentina, sembrava veramente la corte dei miracoli. A tutte e due però va detto che non è la forma partito (centralizzato o federalista) che può far superare le difficoltà, quanto una chiara scelta politica che chiuda definitivamente con la subalternità a supremazie che la recente tornata elettorale ha spazzato via senza alcun appello.

Il sottostare, tra l’altro, alle egemonie altrui porta inevitabilmente, per non infastidire il ‘sovrano’, a disconoscere, o mettere in ombra, l’eredità ineliminabile di Bettino Craxi. Ma è solo su questo terreno che può riaprirsi un vero confronto tra le diverse anime, almeno quelle vive, dei socialisti, dichiarando immediatamente, come primo atto, chiuso il grande imbroglio della Costituente.

Anche sulla legge elettorale pensare che il ‘Vassallum’ poteva andare meglio per i piccoli partiti è fuorviante, offre scappatoie allo sconforto dei compagni, e mistifica la realtà, perché pur avendo votato col ‘porcellum’, sono state avviate le prove generali del Vassallum così come ha voluto Veltroni, e Silvio Berlusconi, che non teme le sfide, gli è andato dietro. Non resta che attendere e partecipare al dibattito. Sarà ciò che farà il Nuovo PSI per tentare di trasformare le rose in splendidi garofani.
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 21.04.2008

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A Lega 3 dicasteri, tra cui Viminale. Domani Formigoni ad Arcore


Roma, 20 apr. (Apcom) - Alla fine Umberto Bossi sarà ministro. Le possibilità, alla vigilia del vertice ad Arcore tra Silvio berlusconi e la Lega, erano davvero minime e vedevano il Senatur inquadrato nella casella della vicepresidenza del Consiglio, al fianco di Gianni Letta. Invece, dopo due ore di riunione a Villa San Martino, il leader del Carroccio è stato il primo a lasciare la residenza del Cavaliere e col consueto pugno alzato delle grandi occasioni si è lasciato andare ad un liberatorio “E’ andata!” davanti alle telecamere. Non concede altro ai cronisti ma la soddisfazione gli si legge in faccia.

Una soddisfazione che, si apprende qualche ora dopo da fonti leghiste, non vuol dire la tanto agognata presidenza della Regione Lombardia per Roberto Castelli. Per lo meno non ancora.
Quello è un nodo ancora da sciogliere domani nel corso dell’incontro tra il premier in pectore e l’attuale inquilino del Pirellone Roberto Formigoni. La soddisfazione di Bossi è per la poltrona del ministero delle Riforme, quella che fino a pochi giorni dalle elezioni berlusconi metteva in dubbio potesse andare al Senatur per le sue precarie condizioni di salute. Invece sarà proprio il leader della Lega a tornare ad occuparsi di Federalismo, tema vitale per il Carroccio.

Per il resto la delegazione leghista del prossimo governo berlusconi sarà composta da Roberto Calderoli vicepremier, dal giovane veneto Luca Zaia al ministero dell’Agricoltura e Roberto Maroni al Viminale. Una poltrona questa non ancora certissima.
Starebbe allo stesso Maroni infatti, fanno sapere da via Bellerio, scegliere tra il ministero dell’Interno e quello delle Attività produttive, quest’ultimo potenziato da una serie di deleghe prima scorporate. Una decisione probabilmente subordinata al nodo ancora da sciogliere sul futuro di Formigoni. Il governatore lombardo chiede con insistenza la presidenza del Senato che però sembra ancora, a quanto si apprende da fonti azzurre, una poltrona blindatissima per il forzista Renato Schifani.

Nel pomeriggio, prima dell’inizio del vertice, era circolata la voce dal Carroccio che fosse più vicino per Formigoni lo scranno più alto di Palazzo Madama e che al fedelissimo Schifani spettasse un ministero di peso. Visto che la Farnesina è saldamente occupata da Franco Frattini, l’unico sarebbe il Viminale per ora assegnato a Maroni, ma con riserva. Una riserva che potrebbe essere sciolta domani dopo l’incontro tra Formigoni e berlusconi. Fonti vicine al presidente lombardo non escludono che il governatore ciellino possa ancora lasciare la sua poltrona in cambio della seconda carica dello Stato e fanno notare che all’appello della compagine leghista che compone il puzzle governativo manca ancora Roberto Castelli, in pole proprio per la successione del Pirellone.

Luc

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Verrecchia: la fine del ragno


Com’era prevedibile i ragni stanno ritessendo la tela per nascondere il vuoto.
Leggo i nostri commenti alle elezioni: rari e spesso ipocriti.
Non appartengo alla famiglia degli uccelli e quindi non sono né un corvo, né un avvoltoio.
Il regno animale che preferisco muore spesso in combattimento, fiero però di difendere
soprattutto la propria dignità e libertà.
La solidarietà umana al gruppo dirigente nazionale c’è tutta come c’è la considerazione
delle difficoltà che avevano di fronte. La solidarietà però è un sentimento di andata e ritorno.
Non l’ho riscontrato, ad esempio, nelle formazioni delle liste, quando a De Michelis gli
è stato imposto di andare in Sicilia perché le sue condanne erano imbarazzanti per potersi
candidare nel suo Veneto. Come non condivido l’oblio sul nome di Bettino Craxi. Voglio
ricordare ai compagni di solidarietà, vecchi e nuovi, che Bettino è un eroe non un criminale
di cui vergognarsi. Uno statista socialista difficilmente imitabile che è parte fondamentale
dei socialisti italiani.
Ho letto anche le considerazioni della sconfitta di alcuni esponenti del partito. Sarò difficile,
ma le uniche che ho apprezzato per la lucidità, autocritica e intelligenza sono quelle
di De Michelis.
Autocritica, perché Gianni era il fautore della fine del bipolarismo italiano da lui chiamato
bastardo. Tesi nettamente e forse definitivamente, sconfitta dall’ultimi elezioni.
Ritorno a sostenere che le uniche ragioni del nostro disastro sono in noi e solamente in
noi. Perdere era previsto e prevedibile ma la catastrofe ce la siamo voluta.
Sono ragioni di forma, di sostanza e di presunzione.
La forma sta nella palese contraddizione di annunciare la nascita di un nuovo partito con
vecchi volti e vecchie formule. Da una parte non vogliamo richiamarci alla tradizione,
dall’altra non diciamo nulla di nuovo, o di originale. Nelle liste abbiamo attinto dalle riserve
i generali in pensione dell’armata garibaldina, senza più voti, ma pretendendo di dimostrare
così la novità.
Abbiamo dato un segnale di precisa ed inequivocabile ambiguità con il nostro tormentone
vergognoso di pietire ospitalità nel Partito Democratico. La verità che viene oggi a galla ci
rivela che l’unica ragione per cui non abbiamo fatto l’accordo, non è stato per il simbolo
che ci veniva negato, ma per il veto di Veltroni su qualche nome della nostra nomenclatura.
Naturalmente tutto nel segreto di trattative dall’interesse poco collettivo e dal bisogno
individuale di galleggiare in ogni caso.
L’unica provocazione è stata di costume. Corretta e condivisibile la candidatura di Grillini
a Roma. Decisamente fuori misura quella del sedere di Milly D’Abbraccio.
Abbiamo sposato l’anticlericalismo. Un bisogno fuori dagli interessi degli italiani, ma oserei
dire anche dei socialisti.
La presunzione, questa sì dolosa, si è espressa invece nell’occupazione di tutte le testate
di lista dei collegi con lo stesso autoreferenziale minuscolo gruppo dirigente. Come scrive
Mauro Del Bue: sbagliato e scandaloso, che ha impedito alle energie presenti nel territoMauro
Del Bue: sbagliato e scandaloso, che ha impedito alle energie presenti nel territo
rio di impegnarsi in una battaglia di principio e di orgoglio. Però le uniche proteste a cui
ho assisto, in fase di preparazione, erano dirette ad avere uno o due collegi in più rispetto
a quegli assegnati. Non certo ad aprire a nuovi nomi.
La gestione monarchica delle risorse economiche collettive e delle decisioni organizzative
è un’altra responsabilità dolosa.
Una presunzione, non accompagnata dalla capacità, diventa colpevole arroganza.
Cosa fare? Senza ritornare ai corvi, io non ho esempi nella storia passata e recente di
condottieri, leader, imprenditori, santoni che dopo aver rappresentato una sconfitta netta
ed inequivocabile possano tornare a tessere la tela. Se Mauro, lui che è un appassionato
di storia, mi fornisce esempi diversi sono ben lieto di ricredermi.
Io propongo di andare al nuovo. Ad un movimento moderno e proiettato nel futuro che
deve rappresentarsi con una nuova generazione di giovani.
Vanno rinominati e rifatti i principi fondamentali. Sinistra e destra ad esempio non hanno
più senso, come non ha più attualità il termine classe operaia o precariato.
Oggi il confronto si sposta tra progressisti e conservatori. Un concetto che può essere
anche trasversale. Oggi gli interessi da rappresentare sono i nuovi bisogni non più i conflitti
di classi scomparse. L’autonomia, la sicurezza, le libertà appartengono ad un divenire
ancora sconosciuto ed in fase di formazione, ma sicuramente legato al futuro imminente.
Temi che dovranno essere approfonditi se ci sarà mai un congresso di svolta vera e radicale.
Fatica sprecata ed inutile se invece si vorrà restaurare l’insipienza e la cecità politica.
Partiamo subito da una premessa fondamentale: la forma partito. Non ci dovrà più essere
un modello centralista in cui un piccola corte decide per il suo regno.
Il nuovo partito deve essere un movimento federato con fortissima autonomia regionale,
legato nazionalmente nel simbolo e nelle linee strategiche, ma autonomo nelle politiche e
nelle alleanze locali.
Noi non ce n’accorgiamo, ma tutto il mondo va verso autonomie sempre più specializzate
e autogovernate. Succede così nei sistemi sociali, in economia e nelle scienze.
Quello che si pensava essere un modello egoistico e populista della Lega, è invece
un’occasione di crescita e modernità se applicato in tutte il territorio italiano.
Come ogni intuizione, avrà successo, se applicata in modo equilibrato e corretto, sarà un
fallimento se rimarrà solo uno slogan.
Per avviare la nostra rivoluzione interna ci occorrono dei rivoluzionari responsabili.
L’unica nostra speranza si trova nel nuovo e sconosciuto che c’è dentro i nostri militanti.
Non corriamo rischi. Per semplici leggi matematiche, peggio di cosi, non può andare.

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Riporto l’intervento di Mauro del Bue: a voi le riflessioni


Intervento dell’on. Del Bue al Comitato costituente
Non mi piacciono coloro che aspettano le sconfitte per tagliare le teste. Esprimo per questo solidarietà umana a Enrico Boselli, che più di tutti si è trovato sulle spalle, com’era naturale e anche comprensibile, il peso della disfatta elettorale.
Non sono mai stato uno dei quelli che cantavano nel coro del “tutto va bene madama la marchesa” e adesso non voglio gridare “dagli all’untore”.
Il risultato è così desolante che sono certo che se individuassimo il rimedio in una semplice rimozione ne deformeremmo il significato.
Pur tuttavia dobbiamo interrogarci e tentare di comprenderlo, se vogliamo tentare di disegnare un futuro praticabile anche per noi.
Non penso a qualche correttivo. Se avessimo ottenuto l’1,5-2% potevano essere anche utili le variazioni parziali. In questa situazione servono forti e immediati segnali di innovazione (non uso il termine “discontinuità” perché è abusato dal politichese).
Oltre tutto, quel che resta di noi attende subito un segnale di vita, di speranza, se no credo che anche quel che resta di noi non resterà con noi.
Sconsiglierei intanto di prendercela con qualcun altro. Rischiamo di diventare patetici. Quando si ha un risultato del genere ce la dobbiamo prendere solo con noi.
Non voglio approfondire alcune questioni che, anche se non hanno influito più di tanto sul voto, pure hanno creato un clima non positivo tra noi e attorno a noi. Ne cito brevemente tre:
1)L’idea che la Costituente si dovesse sviluppare con un partito proprietario, lo Sdi, e altri ospiti (quelli illustri, quelli graditi, quelli sopportati). Noi che proveniamo dal Nuovo Psi abbiamo subito, a causa di questo atteggiamento, alcuni imprevisti prelievi: i consiglieri regionali del Piemonte e della Sardegna e molti dirigenti periferici. Anche nei nostri dibattiti, poi, le opinioni apparivano generalmente superflue, perché c’era chi poi decideva. E non era il Comitato.
2)La composizione delle liste è stata effettuata senza un criterio logico e accettabile. Chi ha avuto quattro, chi tre, chi due collegi, una specie di lotteria affidata al caso e alla pressione dei singoli, ma anche al concetto proprietario di cui sopra. Io, segretario del Nuovo Psi, sono stato inviato in Abruzzo, dove ho incontrato compagni eccezionali, ma sono emiliano e i miei non potevano votarmi. Nessuno parla più di Roberto Barbieri, un dirigente del nostro partito, che aveva il compito di preparare il programma, un senatore, presidente della Commissione bicamerale rifiuti a cui si è voluto anteporre l’ex assessore della Giunta Sassolino e pe questo ha gettato la spugna. In alcune regioni sono stati letteralmente espulsi dalle liste i nostri compagni e io stesso ho chiesto a un professore di entrare nella liste, lui ha accettato e me lo son visto fuori.
3)La struttura periferica del partito dello Sdi, eccettuato qualche caso, mi è parsa anchilosata e chiusa in se stessa, preoccupata dei nuovi arrivi, più che aperta alla nuova disponibilità di unione. C’è stato qualche contrordine compagni, ma che in qualche caso si continuassero a fare riunioni dello Sdi, anziché le riunioni della Costituente. È stato interpretato come un segnale negativo, una sorta di Scostituente anticipata.
Ma la questione politica di fondo è una e gli errori che abbiamo compiuto, a mio giudizio, sono due.
La vera questione, causa del nostra disfatta è che noi abbiamo usato la carta dell’identità mentre in palio c’era il conflitto sul governo del Paese. La partita del governo con questa legge è centrale. Noi disputavamo un’altra gara sulla identità in un campo attiguo, assieme a Bertinotti, alla Santanchè e a Casini, che si è salvato a stento, ma che dovrà tentare di abbinare le alleanze di centro destra sul territorio dove il suo partito è più forte con l’opposizione al governo Berlusconi in Parlamento.
Con questa legge, col premio di maggioranza, è inevitabile che chi non può concorrere per la prima posizione diventa inutile. Il voto all’estero è stato assai più soddisfacente per noi perché si è usato un metodo proporzionale diverso. Quando io sostenevo il sistema tedesco ed ero considerato matto, non si comprendeva che solo quel sistema senza premio di maggioranza avrebbe consentito di tornare alla politica delle identità. Senza premio di maggioranza i piccoli partiti sono avvantaggiati e possono anche superare lo sbarramento, col premio di maggioranza il sistema diventa duale. Senza premio di maggioranza oggi il Popolo delle libertà non sarebbe autosufficiente e non avrebbe potuto sperare di diventarlo il Pd. Il voto utile sarebbe stato proprio quello dato agli altri partiti. Oggi, invece, c’è una larga maggioranza sia alla Camera sia al Senato, pur col premio regionale.
Di questo non abbiamo avuto sufficiente consapevolezza. Anzi, pur non essendo in condizione di fare approvare una legge elettorale, abbiamo sempre affermato che questa era la migliore possibile per noi e che con questa legge bisognava andare al voto. Era meglio, molto meglio aspettare il Vassallum e la bozza Bianco. Si dice: “Ma la crisi non l’abbiamo fatta noi”. E’ vero. Ma qui entriamo nel merito dei due errori.
Il primo, e potrebbe sembrare una contraddizione con quel che ho appena affermato, è costituito da un eccesso di prodismo. Un governo di larghe intese non si poteva fare dopo la mastellata e il voto sulla fiducia negato al Senato. Ma prima sì. All’inizio della legislatura, quando si registrò un sostanziale pareggio, sarebbe stato utile e accettato. E anche dopo la crisi di governo subito rientrata, alla luce della messa in minoranza al Senato di D’Alema sulla politica estera, si poteva ritentare. Noi, o meglio i compagni dello Sdi, siamo sempre stati scudieri di Prodi e lo siamo stati in particolare dopo l’elezione di Veltroni a segretario del Pd. Anzi, abbiamo proclamato che Veltroni era un usurpatore e che quel che a me sembrava un merito, e cioè il voler rompere con la sinistra massimalista, era invece una colpa. E come si poteva pensare all’apparentamento che avrebbe salvato coloro che per mesi hanno additato il possibile salvatore come il peggiore nemico?
Il secondo errore è nell’integralismo socialista. Un aggettivo non ti cambia la vita, non ti migliora la condizione economica, non ti rende più sicuro. Non ti consente di prendere voti. E poi, personalmente, avevo pensato ad una Costituente liberalsocialista, capace di ereditare l’esperienza della Rosa nel pugno e di espanderla. Siamo passati invece ad un integralismo socialista, convinti di aver il supporto del socialismo europeo che non c’è stato. Vedasi le dichiarazioni di alcuni leader che si sono augurati negli ultimi giorni della campagna elettorale la vittoria di Veltroni. Lo so che la vera molla della Costituente è stata la questione socialista posta al congresso dei Ds (senza di quella non credo che Boselli avrebbe lanciato la Costituente). Ma anche su questo abbiamo peccato di indeterminazione. Qualcuno, non Angius, ha ipotizzato una collocazione più a sinistra del Pd. Così abbiamo finito per avere paura dell’eredità craxiana e proprio noi, che siamo stati quelli capaci per primi di andare oltre i confini della sinistra, noi che ci siamo contaminati anche con idee di altri (pensiamo al Lib Lab, al confronto su scuola pubblica e privata, al tema del federalismo e del presidenzialismo) proprio noi abbiamo dato l’impressione di rimpiangere la vecchia sinistra e la sua unità. Se facciamo il verso a un socialismo pre-craxiano è chiaro che finiamo male. Anche perchè non è questa la politica di Blair e neppure di Zapatero.
Cosa fare adesso? Le idee andranno meglio definite cammin facendo. Anche perchè il contesto non è ben definito. Molte cose potranno verificarsi nel Pd e nella sinistra Arcobaleno. Ma anche nel mondo radicale che non credo si lascerà assorbire dal Pd.
Credo, soprattutto, che non dobbiamo fare tre cose: consegnarci al Pd dopo questo risultato elettorale (sarebbe far la fine dei tedeschi che uscivano uno alla volta dal bunker e si arrendevano ai sovietici con le mani in alto). Non dobbiamo unire le nostre macerie a quelle della Sinistra arcobaleno, a meno che, a fronte dell’ipotesi di una Costituente comunista, altri possano aderire all’idea di un cammino comune coi socialisti europei. Non dobbiamo nemmeno pensare di farcela da soli, con un rilancio del nostro integralismo respinto, tesi che potrebbe essere anche suggestiva in occasione delle elezioni europee, senza considerare però la possibilità di uno sbarramento elettorale introdotto da un Parlamento dove gli “antisbarramento” non esistono più.
E poi, dopo le europee, prima o poi ci saranno le politiche e il rigido sistema bipolare difficilmente si sbloccherà. Avremo la possibilità di tornare su questi argomenti. Credo che sia giusto intanto dare atto a Boselli della sensibilità che ha avvertito dimettendosi da coordinatore e annunciando la sua volontà di non presentare la sua candidatura al Congresso. Dovremo presentare al Congresso tesi politiche nuove, un gruppo dirigente fortemente rinnovato e un partito federalista, retto dalle strutture regionali. Ma soprattutto la convinzione che non è più il momento di usare la parola “socialista” come una bacchetta magica. Occorre ben altro.

Mauro Del Bue

RIPRENDERE IL CAMMINO. SIAMO SOLO ALL’INIZIO.


Ho apprezzato l’intervento di Antonino ( Di Trapani ) e, se può avere un significato, sono d’accordo con lui, non solo per quello che esprime, ma per il significato che ha e che intende dire, quello che esprime ( anche se il clinch della critica a Boselli, ma aggiungerei De Michelis e Del Bue, è ormai pleonastico ed insufficiente. Come la coperta corta di Linus… ). Per cui, protesi soprattutto a migliorare noi stessi, più che criticare gli altri, e forti di un successo ulteriormente amplificato dalle nostre intuizioni politiche Venete e Siciliane (apparentamento con i Movimenti Federalisti territoriali ), necessita, secondo me, che da qui si parta per ridefinire una identità che langue ed una esistenza che … non esiste. Per il primo aspetto sarà quanto mai necessaria una conferenza programmatica nazionale, sul secondo un’attenta valutazione dei prossimi passi istituzionali. Mi riferisco alla collocazione Parlamentare dei nostri deputati eletti: nel Gruppo del Pdl o in quello Misto ? I prossimi importanti appuntamenti elettorali delle amministrative 2009 e 2010, necessitano di un ancoraggio, di un riferimento, di un richiamo, ad un soggetto politico nazionale ben identificabile. Per non dimenticare le prossime elezioni europee, con le implicanze di un già dichiarato riferimento al Ppe da parte di Berlusconi e Fini…. Insomma è già tempo che la nostra vittoria elettorale ( il Segretario Nazionale alla Camera dei Deputati ) ed il nostro Garofano diventino notizia da proporre e propagandare pubblicamente ed in ogni ambito possibile. Riconoscendo a noi stessi di essere stati bravi e disciplinati, ora è tempo, dopo il ” primum vivere “, di ” (deinde) philosophare “. Non possiamo più essere un partito fantasma. Abbiamo il grande compito di ricostruire un Movimento Socialista ( Federalista oltre che Autonomista ? ne parleremo ) utile all’Italia ed all’Europa.

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Elezioni, Di Trapani: I socialisti ci sono, Boselli anacronistico


Roma, 16 APR (Velino) - “Commentatori politici e media nei giorni del dopo voto hanno fortemente messo l’accento sul fatto che il Partito Socialista e’ scomparso dal panorama politico nazionale, solo perche’ i socialisti di Boselli non sono riusciti a eleggere alcun parlamentare ne’ alla Camera ne’ al Senato. È questa un’affermazione fuorviante e ingenerosa per i Socialisti”. Lo ha sottolineato Antonino Di Trapani, coordinatore nazionale della segreteria del Nuovo Psi, in relazione alla elezione di Stefano Caldoro nelle fila del Popolo della Liberta’. “Bisogna chiarire evidentemente, per evitare mistificazioni e strumentalizzazioni, che dal 1994 Boselli ha rappresentato - ha sottolineato - solo una parte dei Socialisti Italiani, atteso che la cosiddetta diaspora ne ha frammentato la compattezza. Se lo Sdi di Boselli e’ stato sconfitto e severamente punito dal voto, cio’ e’ avvenuto solo a causa delle sue scelte politiche anacronistiche e poco lungimiranti, perpetuate negli anni all’ombra degli ex comunisti e a difesa di interessi di nicchia fino alla colpevole estinzione di questi giorni”. È vero che una lista Socialista non e’ riuscita a superare le soglie di sbarramento elettorale, ma e’ anche vero che, alla luce dei profondi cambiamenti del panorama politico e della sua semplificazione, i Socialisti hanno trovato lo spazio elettorale per essere presenti in Parlamento. Il nuovo psi - ha concluso - e’ riuscito nell’intento e sara’ portatore, in sede parlamentare, dei valori, della tradizione e della cultura liberalsocialista e riformista senza soffocare autonomia e principalmente identita’, considerato che sul territorio nazionale centinaia di migliaia di attivisti e militanti lavorano generosamente per la continuita’ di questi valori”.

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NESSUN PAREGGIO, SI RIPARTE COL BUONGOVERNO


Non c’era bisogno d’essere chiromanti per scrivere, meno di una settimana fa, un articolo dal titolo ‘Fra una settimana si riparte col… buongoverno’ con il quale, praticamente e senza alcuna cautela, si ipotizzava la vittoria del fronte riformista del PdL. Erano i disastri causati dal sinistro Governo Prodi a farci capire che la gente voleva cambiare registro riprendendo un percorso interrotto meno di due anni fa. Non si poteva perdonare, infatti, il mancato sviluppo e la liquidazione delle riforme e dei progetti faticosamente messi in piedi dal precedente Governo Berlusconi, e la politica sanguisuga delle tasse che sono state introdotte su ogni argomento del vivere civile tanto da raggiungere la iperbolica cifra di 110 nuovi balzelli, comunque denominati, e all’incredibile livello del prelievo attestato al 44%.

La sinistra e il suo popolo più cieco pensavano che bastasse un pò di maquillage; qualche slogan ammantato da intellettualismo, sol perché americaneggiante, come il ‘si può fare’; la decisione di non utilizzare elettoralmente il signor Prodi perché logorato e non spendibile; l’eliminazione dalle liste dei nemici più acerrimi degli italiani laboriosi come Visco; o la liquidazione, solo nel confronto politico nazionale e non nelle amministrative, della sinistra antagonista e barricadiera, o dei verdi presuntuosi e arroganti, per far dimenticare i guasti che erano sotto gli occhi di tutti. Gli unici che si rifiutavano di vederli erano, come al solito, i fideisti con i paraocchi, che erano convinti bastasse negare la realtà per poterla cambiare.

Non è andata così. Per fortuna gli italiani si dimostrano sempre un passo più avanti di tanti soloni e politici saccenti. Sempre più avanti di quanto pensano o si illudono di poter ottenere tanti editorialisti che in questi anni, guidati da Eugenio Scalfari, hanno appestato l’aria con le loro analisi di parte. Sempre in anticipo sui processi che cambiano inesorabilmente la storia.

Certo se era prevedibile l’uscita di scena dei boselliani avviati al macello dai propri ex padroni, fa impressione, ma è piacevole, constatare che, a distanza di venti anni, è crollato anche in Italia il muro di Berlino, e che in Parlamento non siederanno più personaggi orgogliosi di chiamarsi comunisti come Diliberto, Bertinotti, Mussi, o personaggi dell’imbecillità pseudo verde e della trasgressione come Pecoraro Scanio, Francesco Caruso o Luxuria.

E fa altrettanto piacere pensare che il terremoto del 13 e 14 aprile ha chiuso definitivamente le porte a personaggi dell’antipolitica che bussavano insistentemente in esse, come i Moretti, i Pardo, i Grillo e i Celentano. Si sono salvati solo quelli che, in tempo, hanno saputo mimetizzarsi nel PD. Ma anch’essi non avranno vita facile e si avvieranno all’autodistruzione. Le vittorie coprono normalmente ogni contraddizione, ma non avviene lo stesso con le sconfitte, per cui ci sarà la cosiddetta resa dei conti tra i reduci della disfatta. Se ne vedranno delle belle.

Intanto il PdL, con leader e premier Silvio Berlusconi, potrà riavviare il percorso riformista, dar corso al proprio programma, rifare dell’Italia un vero e grande cantiere di lavoro per risalire la china e superare il declino, senza quel ‘pareggio’ agognato e sperato da tanti che sentendo la sconfitta si illudevano di poterla neutralizzare. Si riparte quindi col buongoverno. Il Nuovo PSI del Garofano, che elegge al Parlamento il proprio Segretario Nazionale, Stefano Caldoro e il proprio uscente on. Lucio Barani e che ha dato il proprio contributo alla splendida vittoria e darà il proprio contributo al governo del Paese, rimane un punto di riferimento per il popolo socialista ormai allo sbando e senza bussola. Le porte di questo, pur piccolo, Partito sono aperte.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 15.04.2008

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FRA UNA SETTIMANA SI POTRA’ RIAVVIARE… IL BUONGOVERNO


Siamo in dirittura d’arrivo. Fra una settimana l’Italia potrà riprendere il cammino del buon governo, delle riforme e del vivere civile. Fra una settimana il riformismo potrà trionfare avviando per il nostro Paese un percorso di civiltà interna e di protagonismo internazionale recuperando i due anni di ‘sperpero politico’ provocato dal cosiddetto ‘Governo Prodi’, classico dilettante allo sbaraglio. In questo processo i socialisti del Nuovo PSI , forti delle loro idee, del loro pragmatismo e del loro riformismo, vorranno e sapranno dare il loro contributo.

A chi domanda cos’avranno di speciale i riformisti per essere così sicuri d’invertire la tendenza al declino del nostro Paese, si può tranquillamente rispondere che hanno soprattutto una diversa concezione della gestione della cosa pubblica.

Per la sinistra (ufficiale o mascherata che sia) la scelta per far quadrare i conti (si fa per dire) è stata ed è abbastanza semplice: mettere le mani nelle tasche dei cittadini aumentando la pressione fiscale a dismisura e provocando i guasti che sono sotto gli occhi di tutti (ripresa dell’evasione fiscale, aumento dell’inflazione, difficoltà a poter soddisfare le esigenze più elementari di fasce sempre più larghe di cittadini, livelli incivili di gestione dei servizi di base sopratutto quelli della sanità o della pulizia dei centri abitati). E il signor Walter Veltroni è espressione di questa filosofia così come lo ha dimostrato nel governo di Roma.

Per i moderati e riformisti, aggregati e raggruppati nel PdL, la scelta per affrontare e risolvere gli stesi problemi sta nel rifiuto a diventare sanguisughe e ‘rapinare’ i propri concittadini, che è una politica che aggrava i problemi e non li risolve per nulla. La quadratura dei conti pubblici sta nel saper eliminare gli sprechi, liquidare le sacche di privilegi esistenti, sbaraccare ogni Ente inutile, e ridurre i costi della politica.

Questo secondo percorso può essere fatto SOLO da chi non dipende da gruppi di pressione, da chi è lontano dai poteri forti che prosperano quando il Paese patisce le proprie difficoltà, e da chi non subisce i condizionamenti delle centrali sindacali che, giocoforza, sono portate a chiudersi a riccio e a rifiutare ogni possibile riduzione degli sprechi. Ma è SOLO questa seconda politica che può permettere la riduzione delle tasse, la lotta all’evasione, quella all’inflazione e la difesa del potere d’acquisto dei redditi da lavoro e da pensione che si ottiene anche con gli annunciati provvedimenti su ICI, detassazione del lavoro straordinario, e con l’aumento delle pensioni.

Ed è solo con questa politica che diventa credibile ogni ipotesi di rilancio delle grandi opere pubbliche (come il Ponte sullo Stretto e la TAV) che non sono mai fine a se stesse, e diventa altrettanto credibile la realizzazione della piena occupazione anche nel Mezzogiorno d’Italia a partire dalla sistemazione dei precari come quelli lasciati in eredità dalla sinistra con le invenzioni di LSU ed LPU.

La guida di Silvio Berlusconi del PdL e della coalizione costruita attorno ad esso è un’altra garanzia che il programma non sarà carta straccia. E non bisogna attendere molto per capire in quale direzione soffia il vento, perché saranno i primi cento giorni la cartina di tornasole del buongoverno. In quei cento giorni saranno affrontate le emergenze della Campania, buttate le basi per una nuova politica economica, riavviato il percorso di politica estera. Il Presidente Berlusconi e i suoi alleati, tra cui il Nuovo PSI di Stefano Caldoro, sono già stati visti all’opera, e non sarà per l’Italia, quindi, un salto nel buio.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 07.04.2008

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L’ADEGUAMENTO VELTRONIANO DICE… SI AL PONTE SULLO STRETTO


Un altro adeguamento del signor Walter Veltroni che dimostra il camaleontismo del personaggio e del partito che lo sostiene: al Nord esprime un deciso no al Ponte sullo Stretto di Messina, in Calabria cambia musica e annuncia la presentazione di un ddl, dal pomposo titolo “scommettere sul Sud”, all’interno del quale, tra altre amenità e luoghi comuni si pone la realizzazione, in tempi rapidi, del corridoio europeo ‘Berlino-Palermo’.

L’orchestra, che fino ad ieri, suonava senza tregua il proprio no ad un ponte inutile e sperperatore di finanziamenti, si trova oggi sbandato ed alla ricerca di note per evitare che la propria musica sia percepita come tentativo di accordi musicali difficili da realizzare, e quindi fortemente stonati. Il cambio repentino della posizione del PD sul Ponte sullo Stretto fatto a Reggio Calabria ha il sapore acre dell’adeguamento elettorale per evitare quella inarrestabile emorragia che la posizione del no a prescindere sta determinando nel Sud del Paese.

Non solo si è affermato che il Ponte si ‘può fare’ perché esso è funzionale alla realizzazione immediata del corridoio Berlino-Palermo, ma lo si è affermato durante una manifestazione aperta dal Ministro Alessandro Bianchi che è diventato famoso per le sue due caleariche esternazioni espresse appena nominato ministro, e passate, si fa per dire, alla storia: il Ponte sullo Stretto non sa da fare come il matrimonio tra Renzo e Lucia, e con la confessione che il modello di riferimento, per l’ex pasionario rettore, è Fidel Castro indicato come valoroso rivoluzionario pacifista da contrapporre al guerrafondaio sanguinario imperialista George Bush.

Tutto, comunque studiato nei minimi particolari, quanto avvenuto a Reggio Calabria. Veltroni opera una inversione di rotta di 360 gradi e coinvolge pienamente il personaggio che giornalisticamente ha tenuto di più il banco contro la realizzazione del Ponte, entrando addirittura in rotta di collisione con quell’AntonioDi Pietro che, però, messo alle strette ha mollato il suo disaccordo provocando la creazione di una situazione paradossale come il possibile annullamento della gara d’appalto che per penale sarebbe costata agli italiani ben 500 milioni di euro (pari a 1000 –diconsi mille- miliardi di lire).

Il Nuovo PSI, che è stato, da sempre, per la realizzazione del Ponte, individuando in esso uno degli elementi che possono far decollare l’Area dello Stretto, saluta positivamente l’inversione veltroniana che, anche se scelta elettoralistica, è pur sempre una scelta che renderà molto difficile determinare un nuovo ”contr’ordine compagni” come ai tempi di Peppone e don Camillo, anche se questo, conoscendo i comunisti, non ci sorprenderebbe per nulla. Per tutto il Popolo della Libertà, la scelta della costruzione del Ponte è, comunque, una scelta strategica non soggetta agli sbalzi dei sondaggi e non decisa per esigenze elettorali.

Per i Socialisti del Nuovo PSI è una scelta che nasce col PSI di Bettino Craxi che ha voluto porre fine, a un interminabile balletto che si trascinava da ben 50 anni, con una legge, per sottrarre la decisione alle giravolte dei vari governi. Nel merito va ribadito che è falso l’assunto di un’opera inutile che non produrrebbe niente di indotto. Sarà un’opera che unirà, anche fisicamente le due sponde, con tutto ciò che questo comporta per superare l’isolamento, abbattere i tempi di percorrenza tra continente e isola, avviare il processo di avvicinamento dell’Italia ai paesi rivieraschi dell’Africa, e creare finalmente reali e consistenti correnti turistiche.

Il cambio di direzione politica del 13 e 14 aprile ci fa ben sperare.
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 31.03.2008

Benvenuto nei Pensieri Socialisti

Il blog dove il pensiero progressista e riformista dei socialisti italiani può trovare il libero spazio


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